11/06/2010
ISPESL: a rischio l’attività dell’Istituto e il posto di lavoro dei precari, dopo il decreto del Governo.
Il recente Decreto Legge contenente misure urgenti in materia economica prevede, all’articolo 7, la soppressione dell’ISPESL, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, e il trasferimento delle sue competenze in materia di studi, ricerche, controllo del mercato, definizione di linee guida in materia di salute e sicurezza e strategie di prevenzione all’INAIL.
L’ISPESL, istituito nel 1983, è oggi in Italia l’unico ente pubblico che si occupa di salute e sicurezza dei lavoratori e svolge attività di ricerca e consulenza tecnico-scientifica a tutti i livelli istituzionali.
Per l’opera svolta ha ottenuto riconoscimenti a livello europeo e mondiale, diventando un punto di riferimento in materia di sicurezza sul lavoro.
E’ grazie anche al lavoro e all’impegno delle molteplici professionalità (ingegneri, medici, chimici, fisici, biologi ecc.), pur nella scarsità di mezzi, che il numero degli incidenti mortali sul lavoro, le cosiddette morti bianche, sono calate progressivamente negli ultimi anni di circa il 40%.
In nessun Paese europeo le ragioni della crisi hanno portato allo scioglimento degli enti di ricerca che si occupano di salute e sicurezza del lavoro e della riduzione delle tutele sociali.
A livello regionale i dipartimenti di Cagliari e Sassari sono impegnati quotidianamente in attività di controllo per la sicurezza di impianti e di attrezzature che, per la loro pericolosità, sono spesso causa di infortuni gravi e mortali come ad esempio le gru, gli impianti elettrici e le attrezzature a pressione. I Dipartimenti Territoriali svolgono anche attività di consulenza e formazione, rivolta sia al settore pubblico che a quello privato, contribuendo ad innalzare il livello delle conoscenze indispensabili per fronteggiare il fenomeno degli infortuni sul lavoro. Quanto sia necessaria un’attività di questo tipo lo si comprende anche dai recenti incidenti sul lavoro avvenuti nella nostra provincia: tre nell’ultima settimana di cui due mortali ed uno con una gravissima amputazione.
Tutte le attività sono garantite nonostante l’organico ridotto costituito da 21 dipendenti dei quali 8 precari, i quali, a causa della soppressione dell’ente, rischiano di perdere il posto di lavoro aggravando maggiormente un quadro generale di disoccupazione giovanile che in Sardegna si attesta al 50%.
La mancanza di un progetto che prevede il mantenimento dei precari produrrà inoltre la dispersione di tante professionalità, sulle quali l’Istituto ha investito anche in termini economici, sprecando una risorsa umana che porterebbe invece un sicuro beneficio nella prosecuzione delle attività istituzionali.
Tutto ciò a fronte di un risparmio dichiarato dal Governo di soli 420.000 euro in una manovra complessiva di 25 miliardi di euro.
Il trasferimento dei compiti dell’ISPESL, peraltro, non trova riscontro in termini di cultura, tradizioni e competenze in materia di prevenzione e sicurezza del lavoro in un istituto come l’INAIL che si occupa essenzialmente di assicurazioni e risarcimenti. Inoltre L’ISPESL, come ente pubblico di ricerca, partecipa ai bandi europei di ricerca, che solo nell’ultimo anno hanno consentito finanziamenti per oltre 30 milioni di euro, ai quali non si potrà accedere in futuro non essendo l’INAIL un ente di ricerca.
In un paese in cui le morti sul lavoro mantengono livelli record e in cui la mancata prevenzione e la spesa per l’invalidità costano allo Stato il 3% del PIL, è doveroso chiedersi se sia possibile giustificare con motivi di bilancio la soppressione dell’ISPESL, l’unico Ente impegnato a livello nazionale nella quotidiana azione preventiva di contrasto al fenomeno infortunistico, considerata anche l’esiguità del risparmio che ne deriverebbe.
I lavoratori dell’ISPESL, tuttora in stato di mobilitazione e consapevoli che il blocco delle attività comporta disagio all’utenza, auspicano che il decreto venga modificato in fase di conversione e che l’eventuale riordino degli enti di ricerca avvenga attraverso una discussione capillare e un confronto col Governo per trovare soluzioni che non danneggino ulteriormente un settore già in crisi come quello della ricerca.