03/01/2014
Cisl Sardegna - Il silenzio della Regione sui problemi della famiglia Sarda
Cisl Sardegna: "La Regione non può continuare a restare indifferente di fronte al futuro dei suoi giovani, quindi al destino della stessa Sardegna."


Cagliari, 2 gennaio 2014. "Alla serie dei primati negativi che la Sardegna registra in molti settori, se ne deve aggiungere un altro: la nostra isola è la regione italiana, socio-economicamente parlando, con la più alta percentuale di famiglie con almeno un componente in difficoltà - 27,4% pari a 190.385 famiglie ( media nazionale 20,7%) - e con la più alta percentuale di famiglie - 5,9% pari a 41.205 (media nazionale 3,2%) - con almeno un individuo in estrema difficoltà". Lo scrive in una nota segretario generale Cisl Sardegna, Oriana Putzolu.
"Un primato assegnato alla Sardegna dal Rapporto annuale "Famiglie e lavoro 2013" curato da Italia Lavoro Spa.
Un rapporto che da tempo avrebbe giustificato il deciso intervento della Regione sarda su temi riguardanti le politiche familiari. Intervento da cinque anni annunciato, oggetto di convegni, ma limitato a sei proposte di legge e a un disegno di legge che finiranno negli archivi delle cose non fatte e delle promesse non mantenute della legislatura che si sta per chiudere. La storia della famiglia sarda degli ultimi anni è una storia di emergenze accentuatesi nel corso degli anni: Nel 2004 in Sardegna la percentuale delle famiglie con almeno una persona occupata era pari al 65% , nel 2007 si è scesi al 63, 7 per cento , nel 2012 al 60,2%. Nello stesso arco di tempo le famiglie con almeno un componente in cerca di occupazione erano rispettivamente 13,7%, poi 9,4 nel 2007, risalite al 13,5% nel 2012 ( oltre 93.000 nuclei familiari).
Decisamente preoccupante è constatare che il rapporto di Italia Lavoro registra la presenza nell'isola del 27,5% di famiglie dove nessuno è percettore di reddito o pensione derivante da lavoro, cioè persone che sopravvivono grazie a sussidi pubblici, assistenza di enti vari, occasionali lavori prevalentemente in nero: un dramma condiviso con tutte le regioni meridionali e con la Liguria.
Sono quasi 66 mila le famiglie sarde (34,8% del totale) con almeno un NEET (Not in Employment, Education and Training), giovani tra 15 e 29 anni al di fuori dei percorsi formativi e privi di occupazione. Quindi giovani in completa dipendenza materiale dalle famiglie. Nel corso del 2012 - annualità cui fanno riferimento tutti i dati riportati da Italia Lavoro - il 18,1% delle famiglie sarde aveva almeno una persona in cerca di lavoro; il 4,9% almeno un Neet indisponibile, il 51,% con almeno un disimpegnato e in oltre 17 mila famiglie almeno un individuo in cerca di opportunità d'impiego.
La necessità di uno sguardo particolarmente attento alla famiglia è suffragata dall'importanza del contesto familiare nella preparazione, l'avvio e l'approccio dei giovani al mondo del lavoro. In Sardegna nel 2012 sono quasi 152 mila i ragazzi tra 20-29 anni che vivono con coppie di genitori, che quindi possono influire negativamente o positivamente su scelte cruciali per la vita professionale.
La Regione non può continuare a restare indifferente di fronte al futuro dei suoi giovani, quindi al destino della stessa Sardegna."