18/10/2004
Una panoramica del segretario generale della UST di Cagliari sulla situazione economica e sociale del territorio
Il nuovo segretario generale della Cisl Cagliaritana, Fabrizio Carta, prende in mano, a pochi mesi dal Congresso, una realtà ben radicata nel territorio: sono ben 82 i comuni che fanno parte della struttura sindacale cagliaritana, con circa seicentomila abitanti e oltre trentasettemila iscritti dei quali il 54% sono pensionati.

La UST di Cagliari ha un sistema di servizi molto ramificato con oltre trenta sedi gestite dalla UST, dalla FNP e dal CAAF che rappresenta il primo in provincia per numero di operazioni svolte e tra i primi per efficienza ed efficacia.

Nel primo intervento dopo l’elezione, il nuovo segretario ha tracciato il quadro delle priorità degli impegni per la CISL cagliaritana.

Lo scenario non appare confortante dal punto di vista economico e sociale.

La disoccupazione raggiunge punte elevate ( mediamente siamo al 18% e in alcune zone i dati dell’Ufficio del lavoro parlano di punte al 30%), mentre il reddito pro capite, specie in alcune zone interne quali il Medio Campidano e il Sarrabus Gerrei, è ben al di sotto della media non solo nazionale, ma anche regionale.

E’ ben vero che la Sardegna ha superato la soglia del 75% del reddito pro capite europeo e pertanto uscirà dall’obiettivo 1, ma sono aumentate, nel contempo, le disuguaglianze se è vero che i poveri, cioè coloro che hanno un reddito inferiore a 570 euro mensili, a Cagliari sono diverse decine di migliaia. E, in una grande città dove la vita è più cara, il fatto rende più difficile le condizioni di vita dei più deboli. Tutto ciò determina la necessità che gli enti locali attuino una politica di attenzione verso le fasce deboli (anziani, disoccupati, lavoratori atipici) che hanno spesso difficoltà a soddisfare i bisogni primari: dalla casa, all’assistenza e perfino alla possibilità di avere un’alimentazione adeguata. Gli stessi probabili tagli alle casse degli enti locali, stabiliti dalla legge finanziaria, rischiano di rendere ancora più pesante la situazione, mentre non sono state messe in campo adeguate politiche per il lavoro da parte della Regione e degli Enti locali.

La maggior parte dei comuni sardi, anche del territorio cagliaritano, è sotto i 5000 abitanti e perciò, nell’ambito dei servizi e delle politiche sociali, è bene che si avvii una politica di consorzio, mentre nelle grandi città (Cagliari e Quartu S.E.) le Giunte si attestano per quanto attiene le politiche sociali, per ora, più sugli annunci, che sui fatti concreti.

Cagliari è, per esempio, terribilmente indietro nella questione ambientale: tutto il territorio è carente ( si parla del 2% contro un auspicabile 35% ) nelle percentuali di raccolta differenziata. Nel frattempo alcune operazioni sbagliate, portate avanti dalla Provincia in merito al ripascimento del Poetto, la spiaggia dei cagliaritani e dei sardi, con la totale assenza del Comune di Cagliari, hanno determinato un gravissimo danno ecologico ad una spiaggia unica al mondo, per qualità di sabbia e quindi da considerare patrimonio dei cagliaritani ma anche dell’umanità. La questione appare “insabbiata” tra polemiche politiche e denunce alla magistratura, ma poco si fa per rimediare al danno prodotto.

Preoccupa la questione industriale con la mancata applicazione dell’accordo di programma della chimica e il mancato stanziamento dei previsti 100 milioni di euro, che potrebbero rilanciare lo sviluppo del territorio. I livelli occupazionali e il prodotto del settore industria calano sia in termini assoluti che in termini percentuali, diventando quasi residuali nel mercato del lavoro cagliaritano, sia nel settore chimico che in quello metalmeccanico. La Sardegna e Cagliari devono invece difendere il tessuto industriale, anzi devono farlo sviluppare, rendendolo più moderno e competitivo. Le crisi si susseguono: da quella della SCAINI ( dove i lavoratori sono oltre un anno senza stipendio o ammortizzatore sociale) alla SOFTING, alla KELLER, alla EDITAR, allo Zuccherificio di Villasor, ad altre che periodicamente si aggiungono. Appare fondamentale spingere sia nei confronti del Governo regionale, che verso quello nazionale per un rilancio di un settore determinante per lo sviluppo dell’economia cagliaritana.

Ma propedeutica al rilancio del settore industriale è la risoluzione del problema dell’energia, oggi molto più cara in Sardegna piuttosto che nel resto del Paese, nonché del problema della continuità territoriale, non solo dei passeggeri ( oggi tra l’altro a rischio per l’inerzia delle Giunte regionali) ma anche delle merci: Si tratta di fattori (trasporti ed energia) il cui costo eccessivo penalizza fortemente le aziende cagliaritane e non solo quelle industriali.

Il settore metalmeccanico potrebbe trovare anche altre strade quali quelle, per esempio, della cantieristica navale oggi completamente assente a Cagliari: eppure qualcuno parla di Cagliari capitale del Mediterraneo !!

Ma dal mare arrivano pochi ritorni in termini di occupazione: sulle navi della Tirrenia o delle altre compagnie di navigazione, pochi sono i lavoratori sardi e cagliaritani che vi operano, né ci sono, appunto, ritorni nella cantieristica. Insomma, le navi viaggiano, in grandi percentuali, perché la Sardegna è un’isola, ma i sardi hanno pochi benefici. In Corsica, di recente hanno fatto uno sciopero di 15 giorni per chiedere più occupazione sulle navi per i corsi…bisogna forse fare altrettanto in Sardegna ? Qui occorre probabilmente anche una politica formativa che indirizzi i giovani verso questo tipo di mestieri.

Lo sviluppo può arrivare dal Porto industriale di Cagliari che oggi occupa 160 lavoratori diretti. Ma molti di più potrebbero essere i lavoratori dell’indotto se si sviluppassero i traffici in maniera adeguata e se si costruissero intorno al porto canale dei collegamenti intermodali con il resto della Sardegna. Anche su questo tema si devono registrare incertezze e ritardi sia nei rapporti tra l’Autorità portuale, Il consorzio industriale e la CICT: occorre dragare il fondale e chiarire gli aspetti della concessione concernenti sia il canone d’affitto, oggi dato a prezzi stracciati, sia i danni strutturali alla banchina.

Sul settore edile è opportuno puntare si sulle grandi opere(metropolitana leggera, centro agro alimentare, viabilità) ma rimane da spiegarsi come mai nessuno parli più del progetto della Diga di Monti Nieddu, dopo che è stata sventrata una montagna e dopo che i lavoratori sono stati tutti licenziati. Ma sarebbe opportuno portare avanti anche una politica, forse meno appariscente, che è quella del recupero dei centri storici sardi e del cagliaritano, prevedendo appositi incentivi per il recupero e promuovendo anche nel nostro territorio, l’applicazione del documento unico di regolarità contributiva per evitare il lavoro nero.

Sul turismo si è fatto un gran parlare, ma è convinzione del sindacato che il sistema turistico cagliaritano, peraltro messo in crisi dalla concorrenza dei paesi dell’est europeo, quali la Croazia, o dalla Grecia e dalla Spagna, debba integrarsi con il resto dell’economia sarda: dall’industria, all’agroindustria, alla valorizzazione dell’ambiente e alla riscoperta del patrimonio di archeologia industriale sardo ormai dimesso che potrebbe costituire attrattiva originale e moderna di flussi turistici. L’avvio del Parco Geo minerario della Sardegna, che ha portato tre anni fa all’assunzione di 500 lavoratori (ex socialmente utili) tarda a decollare realmente e ripropone finora solo il perpetuarsi di un assistenzialismo che rischia di creare, anziché occasioni di lavoro vero, nuovi drammi sociali, difficilmente controllabili.
Ma in ogni caso va evitato il proliferare delle doppie case, fonte di inquinamento ambientale e che portano poco reddito alla Sardegna, anche perché si tratta di case affittate quasi tutte in nero. Va invece favorito il rilancio di un turismo alberghiero, termale e sportivo ( vedi rilancio del complesso golfistico di IS Molas) che abbracci più mesi di attività all’anno e che riduca costi e prezzi.

Tante sono le problematiche da affrontare nei prossimi mesi:

·La vertenza del Teatro Lirico di Cagliari, la più importante istituzione culturale della Sardegna, il cui bilancio è in sofferenza a causa di una politica basata più su grandi eventi costosissimi, che su una programmazione capace di coniugare rigore finanziario con la qualità delle produzioni, ottenute anche attraverso la valorizzazione del coro e dell’orchestra locali. Oggi c’ è il fondato rischio, se non si interviene con saggezza, di mettere a repentaglio i posti di lavoro.
·Il decentramento amministrativo: La provincia di Cagliari vedrà la costituzione di altre due province, quella di Carbonia e quella del Medio Campidano, che nascerà da una costola del territorio sindacale di Cagliari. La Cisl di Cagliari è favorevole al decentramento, purché si diano poteri reali e risorse umane e materiali ai nuovi Enti che possono diventare fondamentali per lo sviluppo del territorio.
·La questione della formazione professionale e della scuola: spesso ci si riempie la bocca del fatto che bisogna investire in scuola, formazione, ricerca, ma poi ci si accorge che lo Stato, ma anche la Regione prevedono tagli che danneggiano la qualità della formazione dei nostri giovani: In Sardegna, solo il 4,5% dei lavoratori è in possesso di una laurea e spesso i disoccupati sono tali per il basso contenuto delle qualifiche ottenute, mentre manca un sistema di formazione permanente e continua che consenta la ricollocazione lavorativa in caso di disoccupazione. E, ancora, in un territorio come quello cagliaritano si fa sentire fortemente il problema dei disoccupati di lunga durata e dei lavoratori socialmente utili (ancora oltre le 500 unità), non aiutati certo dalla mancata applicazione in Sardegna della riforma dei servizi per l’impiego e dall’assenza di un adeguato sistema di ammortizzatori sociali. Il tutto mentre le percentuali di lavoro nero e sommerso non diminuiscono e aumenta il numero degli atipici (si parla di circa 29.000 iscritti al fondo lavoratori para subordinati tra collaboratori, lavoratori a progetto e associati in partecipazione), il che significa un utilizzo improprio di questi strumenti che nasconde in realtà un lavoro dipendente non riconosciuto.

Per cercare di affrontare tali problemi, nonché quelli di carattere nazionale ( lotta alla politica recessiva del Governo, contro la riforma delle Pensioni e contro una riforma istituzionale pericolosa specie per le regioni più deboli), occorre una grande attenzione che non può essere solo della segreteria, ma deve vedere impegnati tutti i segretari di Federazioni e tutti i delegati.

Le politiche e le lotte della CISL devono essere dibattute, condivise e portate avanti con coraggio e determinazione, a partire dalla ormai prossima battaglia per il rinnovo delle RSU nel pubblico impiego e dai prossimi congressi che devono diventare occasione di discussioni approfondite con gli iscritti ed i lavoratori, nonché di una valorizzazione di un nuovo quadro dirigente. Per favorire lo scambio e il continuo confronto con gli iscritti la UST di Cagliari ha messo in linea nei giorni scorsi il nuovo sito web WWW.cislcagliari.it


Cagliari 4/10/2004

Ufficio Stampa Cisl Cagliari