15/11/2007
Stabilizzazione ed emersione nei call center: dati deludenti
I pur importanti recenti provvedimenti che prevedevano la possibilitą di regolarizzare la posizione dei tanti lavoratori dei call center, tanti dei quali attivi nella provincia cagliaritana, hanno in realtą dato risultati poco soddisfacenti. E' quanto emerso all'ultima riunione del CLES, tenuta il 13 novembre, durante la quale, la dr.ssa Virginia Mura, direttrice regionale della Direzione del Lavoro, ha illustrato i dati dell'attivitą del Ministero, in questi ultimi mesi. Solo ottanta le stabilizzazioni e tanti rilievi di lavoro irregolare o nero.
Ha partecipato all'incontro, per la Cisl, il segretario territoriale Mimmo Contu che ha divulgato una nota.

"Cles"
La riunione del Cles (comitato per il lavoro e l'emersione del sommerso) tenutasi ieri presso la DPL di Cagliari, ha confermato un fenomeno che denunciamo da diverso tempo nelle varie sedi istituzionali, Dpl, Inail, Inps, Prefettura.
Come organizzazioni sindacali Confederali abbiamo espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla Dpl, oggetto anche di confronto preventivo approfondito con le parti sociali, ma siamo convinti che per creare la cultura della buona occupazione, molti passi importanti devono essere ancora compiuti.
Questo non significa che tutto il sistema imprenditoriale locale agisce senza applicare le norme contrattuali; per fortuna parliamo di una pur forte minoranza , ma pensando in particolare al settore dei call centers, il tutto e' giustificato da un fenomeno diffuso che polarizza grandi numeri di occupati dopo l'ingresso della new economy.
Dopo la crisi della grande industria, unico settore in grado di muovere grandi numeri occupazionali, questo comparto le si e' sostituito introducendo forme contrattuali povere, discutibili, ma soprattutto precarie e senza diritti.
A differenza di tanti anni fa', oggi, appare incomprensibile, se non per questioni di risparmio e maggiori profitti, l'impiego di centinaia\migliaia di lavoratori con forme contrattuali ( vedi co.co.pro) o addirittura completamente in nero.
Quindi, attualmente, e' inspiegabile questo tipo di mentalita' imprenditoriale, alla luce di un mercato del lavoro che offre ben 42 forme diverse d'inserimento, con sgravi e incentivi di notevole rilevanza.
Difficile non trovare elementi di flessibilita' nelle leggi attuali, aspetto sempre rivendicato dalle imprese per rilanciare lo sviluppo e l'occupazione.
Ma, guarda caso, nel concreto, le tipologie contrattuali che vengono utilizzate nei call center e non solo, risultano essere quelle piu' povere e meno appropriate della legge 30. La questione piu' grave e' comunque rappresentata dal ricorso al lavoro nero, che si manifesta con particolare drammaticita' nelle medie realta' Edili, nell'agricoltura nel commercio e nei servizi.
E' questa la risposta alla disoccupazione?
La disoccupazione esiste nella nostra provincia e nella nostra Regione in percentuali a livello di guardia.
Questo fenomeno determina uno stato di debolezza psicologica che spinge il lavoratore ad accettare condizioni di lavoro prive di tutele per mancanza di prospettive in alternativa.
Siamo convinti che la vigilanza ispettiva ordinaria e straordinaria non deve subire battute d'arresto, anzi, deve essere implementata magari dotandola di maggiori risorse ( vedi ispettori) e strutture organizzate e maggiormente interfacciate con il resto degli enti preposti al controllo e vigilanza del territorio, comprese le forze dell'ordine.
Questo non significa creare uno stato di Polizia sul lavoro, ma i dati sugli accertamenti ispettivi e gli indici sugli infortuni e incidenti sul lavoro ci spingono nel proseguire nella strada tracciata.
La prima constatazione consiste nel fatto che questi fenomeni avvengono in realta' scarsamente o non sindacalizzate e tanto meno rappresentate dalle Associazioni degli Industriali, dove in molti casi si manifestano delle vere e proprie minacce per chi osa avvicinarsi ad un organizzazione sindacale.
La riprova e stata l'esperienza sulle procedure di stabilizzazione, a fronte di 55 richieste d'incontro ad aziende presenti sulla provincia di Cagliari solo 6-7 si sono rese disponibili al confronto e fare accordi con il sindacato.
Tant'e' vero che su circa 1200 posizioni irregolari, constatate e verificate dagli ispettori del lavoro, sono stati stabilizzati un ottantina di lavoratrici e lavoratori, e gli altri?
Un certo nostro interessamento, purtroppo ha determinato reazioni scomposte da parte di aziende che non meriterebbero di esistere e operare in questo settore. Parliamo di licenziamenti dopo qualche mese dalla stabilizzazione.
Basta con le sanatorie che si ripetono, una e' sufficiente, altrimenti si rischia di apparire non credibili.
Alla scadenza dei termini della sanatorie, devono scattare le sanzioni, se non altro per rispetto delle aziende serie e corrette che, fortunatamente, a Cagliari sono la maggior parte.
Il lavoro Nero si commenta da solo, inutile cercare di dargli qualche tipo di spiegazione, appare solo discutibile la norma che prevede, solo se si raggiunge il 20% in nero del totale dei lavoratori, si possa procedere ad interventi drastici, tipo chiusura dell'azienda interessata.
Questa norma andrebbe rivista e inasprita.
Non possiamo e non vogliamo abbassare la guardia su questi fenomeni, ma dobbiamo tutti lavorare per creare buona occupazione e maggiori forme di controllo e prevenzione.
Flessibilita' e sicurezza, spesso, mal si coniugano.
Formare una professionalita' sul piano della sicurezza e prevenzione, che saltella da un impiego all'altro e' un operazione abbastanza complicata: proviamo a pensare il livello di conoscenza e formazione di un lavoratore assunto in nero.
Anche sul piano dell'applicazione delle norme sulla sicurezza non bisogna distrarsi o abbassare la guardia: i problemi non vanno affrontati solo sull'onda emotiva di un infortunio mortale.
E' necessario investire di piu' e meglio ma soprattutto bisogna investire sulla cultura d'impresa basata su una forte responsabilita' sociale e comportamenti etici.